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I PAESAGGI DELLO ZOLFO

Il Parco Minerario di Floristella, la natura e il territorio nella provincia di Enna

Introduzione

La Sicilia non è solo mare e coste o monumenti notevolissimi, è anche il suo territorio fortemente condizionato dalla geologia. Tutti lo possono notare nei vulcani, dall'Etna alle isole Eolie, ma è più difficile percepirlo nelle regioni interne, dove a improntare il paesaggio e la storia degli uomini è stato un minerale importantissimo e quasi magico, che però ha recato un carico di storia e di sofferenza che non può essere dimenticato. Il distretto dello zolfo siciliano ha segnato due secoli di storia e rimane impresso indelebilmente nel paesaggio e nella memoria.

Lo zolfo è conosciuto dalla notte dei tempi e viene citato in testi antichi quali il libro del Genesi “…quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e Gomorra zolfo e fuoco e distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.” (cap.19, 24). E l’Odissea, quando Ulisse, dopo aver fatto strage dei Proci, dice alla cara nutrice Euriclea: “Portami zolfo, balia, rimedio dei mali, portami fuoco, perché la sala purifichi…” (libro XXII) Lo zolfo è essenza del Mediterraneo. La Sicilia, grazie ai suoi bacini solfiferi di grandi dimensioni, ha ottenuto per circa due secoli e mezzo il monopolio mondiale della “pietra che brucia” . Nella prima metà del XVIII secolo vengono aperte miniere di zolfo in quattro province siciliane: Caltanissetta, Agrigento, Palermo e Enna. Il brevetto, nel 1791, del metodo Leblanc per la sintesi del carbonato di sodio (o “soda”) con acido solforico, utilizzato nella produzione di sbiancanti per tessuti, segna l’entrata prepotente dello zolfo isolano nei circuiti internazionali diretto soprattutto verso le raffinerie di Marsiglia.

Nel secolo successivo si registra un’impennata del consumo di zolfo siciliano da destinare soprattutto all’industria chimica inglese e francese ed a quella bellica, che, a causa delle frequenti guerre in Europa (in Italia era in corso la riunificazione politica del paese), richiedeva una costante fornitura di zolfo per la polvere da sparo. L'attività estrattiva e le dure condizioni di lavoro dei minatori hanno fatto dell’ambiente della zolfara, uno degli argomenti più toccati da poeti, scrittori, romanzieri, cantanti e cantastorie isolani. Letteratura e storia si intrecciano quando si parla delle miniere di zolfo siciliane.   Tra gli scritti di Luigi Pirandello, la cui famiglia gestiva una zolfara detta “La Cace”, il tema dello zolfo e della desolazione degli zolfatari è ricorrente. In “Ciaula scopre la luna” è proprio la metafora della bestialità alla quale i minatori, sia adulti che bambini, venivano ridotti. Ne "il fumo", Pirandello traccia, per bocca del personaggio Mattia Scala, una sorta di fenomenologia negativa della zolfara, legata allo sconvolgimento ambientale che questa provoca: "Ci ammazziamo a scavarlo, poi lo trasportiamo giù alle marine, dove tanti vapori inglesi, americani, tedeschi, francesi, perfino greci, stanno pronti con le stive aperte come tante bocche a ingoiarselo: ci tirano una bella fischiata e addio! (...) E la ricchezza nostra, intanto, quella che dovrebbe essere la ricchezza nostra, se ne va via così dalle vene delle nostre montagne sventrate, e noi rimaniamo qui, come tanti ciechi, come tanti allocchi, con le ossa rotte dalla fatica e le tasche vuote. Unico guadagno: le nostre campagna bruciate dal fumo".

Il fumo, elemento determinante della novella, diviene mezzo di distruzione, ma anche di vendetta e non soltanto nell'opera di Pirandello: certi gesti, come quello di dar fuoco alla zolfara, rappresentavano la rivolta verso il padrone ed erano piuttosto frequenti. Oggi lo zolfo non alimenta più quell’epopea, m possiede ancora il fascino del racconto di un territorio, anche attraverso il recupero attivato dai parchi. Il parco minerario di Floristella è il fulcro di questo racconto legato allo zolfo e si inserisce nella rete dei Geoparchi europei, una speciale categoria di territori che si stanno affermando a livello internazionale e nazionale per la capacità di attuare attente politiche di tutela e di valorizzazione della geodiversità e del patrimonio geologico. Dopo un primo lancio del programma “GEOPARKS” operato dall’UNESCO nel 1998 si deve attendere il 2000 per la reale attivazione dei primi Geoparchi in Europa: quattro aree protette di quattro differenti paesi Europei (la Foresta Pietrificata dell’Isola di Lesvos in Grecia, la Riserva Geologica di Alta Provenza in Francia, il Geoparco di Vulkaneifel in Germania ed il Parco Culturale di Maestrazgo in Spagna) costituiscono la Rete Europea dei Geoparchi. Si tratta di territori che presentano elementi geologici e geomorfologici di particolare rilevanza scientifica, divulgativa, didattica ed estetica che hanno stabilito di lavorare insieme per individuare nuove strategie e progetti finalizzati alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio geologico. Ogni anno la lista viene modifica due volte a seguito di entrate o uscite, aggiornando contestualmente lista e mappa dei geoparchi. Dopo gli aggiornamenti stabiliti in Germania nel 2014 la Rete Europea dei Geoparchi è attualmente costituita da una lista di 64 territori in rappresentanza di 25 nazioni, ci cui l'Italia (9) rappresenta con la Spagna (10) il patrimonio più consistente.

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